Errori da non compiere dopo aver frequentato un corso di formazione

Nel mio lavoro ho a che fare quotidianamente con Professionisti in cerca di una formazione. I motivi per cui le persone scelgono di fare formazione sono diversi: creare da zero la propria futura attività lavorativa; a volte vogliono accrescere le proprie competenze; altre volte li spinge la curiosità, a metà tra il passatempo e il ‘non si sa mai’.

Mi iscrivo: non si sa mai.

Questo  caso, si capisce, è lontano dal richiedere un aiuto ed un’orientamento strutturato da parte mia, più che altro mi trovo a che fare con domande sui contenuti, a volte anche molto vaghe. In ogni caso è sempre molto soddisfacente conoscere persone che si preoccupano di migliorare e di aprirsi a mondi nuovi.
Posso dire che in questi casi mi sento meno coinvolta e responsabile, considerando la scelta più legata agli interessi personali che non a oggettive necessità professionali, dato che le persone che mi espongono questa motivazione, tipicamente fanno un altro lavoro, sono in pensione o si occupano della famiglia e non sono alla ricerca di un reddito.

Professione davvero.

Quando invece ci si rivolge a me per avere un orientamento professionale con domande puntuali sulle prospettive di mercato, sulle opportunità e sugli oneri, in quanto si ha l’intenzione precisa di avviare o sviluppare la propria attività professionale, il tema si fa serio e le mie risposte sono calibrate sui progetti individuali che si possono evidenziare solo indagando i singoli casi.
Normalmente consiglio un colloquio di persona, in questo modo si possono capire meglio le necessità personali, le inclinazioni e di conseguenza le risposte possono essere più mirate.
Se si tratta di scegliere fra un corso o un altro è utile valutarne il valore in termini di ritorno economico, analizzando alcuni elementi chiave.

Ecco gli errori da evitare se hai investito in formazione e vuoi avviare la tua professione.

  1. Dimenticare che essere un Professionista significa diventare un imprenditore
    Tra le domande più sconfortanti che mi sento porre è più o meno quella ‘avrò clienti? potrò lavorare?’ come se il seguire una formazione di per sé sia l’unico passo da fare per lavorare e affermare la propria professionalità. Un errore da evitare è quello di considerare la formazione professionale come un ‘patentino’ per poter lavorare, un’azione sufficiente per essere sul mercato, come se esistesse un automatismo tra ciò che si studia e il lavoro che arriva, senza che vi si debba impiegare nessun altro sforzo se non quello di studiare e imparare.
    Sappiamo che non è l’aver frequentato un corso, anche il più completo e blasonato che fa un Professionista.
    Se non si è disposti ad attivarsi in prima persona per creare il proprio mercato, per trovare clienti, ci si può definire (anche ottimi) Operatori con la Partita Iva: ma essere Professionisti, come sappiamo, è un’altra cosa.
  2. Non contemplare un’adeguata formazione in marketing
    Il secondo errore da evitare è quello di non pianificare un adeguato corso di marketing, di branding di web e social media. Proprio perché chi avvia la propria attività autonoma da Professionista dell’Aiuto deve agire in modo coerente per trovare clienti, mantenerli e farli crescere, è necessario imparare come si fa.
    Anche se avviarsi troppo presto può dimostrasi inutile (cominciare il proprio sito o la propria pagina Facebook prima del tempo può essere addirittura controproducente), io consiglio di non aspettare di aver concluso gli studi per cominciare ad occuparsi dell’avvio del proprio lavoro: l’ultimo semestre a mio avviso è il momento più adatto, si arriverà pronti al traguardo senza sprecare tempo ed energie.
  3. Far riferimento esclusivamente alla propria Scuola e/o Associazione Professionale
    Sicuramente è da lì che si deve partire: la Scuola scelta per la formazione ci darà tutti i rudimenti per comprendere questo nostro mondo delle Professioni dell’Aiuto. Sarebbe in ogni caso un errore non informarsi fin da subito presso altri Enti di riferimento, anche concorrenti, per allargare la propria visione e sentire versioni differenti a riguardo della Professioni non Organizzate, opportunità e limiti di questo mondo complesso e in continua evoluzione.
    Sono troppe le occasioni in cui ho personalmente riscontrato una disinformazione, per cui il mio consiglio è di incrociare i dati.
  4. Diventare collezionisti di corsi
    Il quarto errore da evitare è di considerare lo studio al posto del lavoro, quello che io chiamo diventare un collezionista di corsi. Mi trovo spesso a ricordalo a quei Professionisti che ‘non partono mai’ e che continuano a considerarsi ‘in formazione’. Il motivo è che non c’è un traguardo, un punto di arrivo: più si sa e più si dovrà sapere. La formazione non finisce mai e contemporaneamente vanno messe a frutto le competenza già acquisite.
    Più o meno per lo stesso motivo, dico di non iscriversi ad un altro corso se prima non si è messo a frutto lo studio precedente, non si è fatta pratica e non si abbia inserito nel ‘proprio listino’ le nuove tecniche. Per mettere a frutto e avviare la nuove tecniche studiate io consiglio di iniziare fin da subito, anche durante la formazione, a praticare con atteggiamento professionale, esattamente come se si esercitasse: col massimo impegno e rispettando tutti gli accorgimenti professionali.

Naturalmente è necessario informare i nostri riceventi che stiamo studiando e dobbiamo adattare la richiesta economica al nostro livello: normalmente avviare il proprio tirocinio offrendo gratuitamente o a una tariffa più bassa la propria prestazione si dimostra essere un’ottima soluzione.

La pratica gratuita o a tariffa ridotta funziona ed è utile purché lo si faccia in modo strutturato e molto attento, in mondo che la nostra professionalità, a prescindere dalla tecnica che stiamo mettendo a punto, possa essere sempre totalmente percepita.

 

 

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