Quale formazione per lavorare?

Formazione e Operatori olistici

Quale tipo di Formazione è necessaria per avviare l’attività di Operatore olistico (o di professionista non regolamentato)? Mi serve il ‘Diploma‘ per lavorare? Qual’è il Titolo di studio richiesto?
Sono queste le domande che mi sento rivolgere sovente in classe dai futuri Professionisti.

Ultimamente il settore delle discipline cosiddette “olistiche” è in gran fermento per tutta una serie di ragioni economiche ma non è di questo che voglio parlare.
Oggi voglio chiarire le indicazioni di legge che riguardano la formazione per Operatore Olistico (o altra Professione non Regolamentata, come vedremo più avanti), perché mi accorgo
che chi vuole avviare un’attività in questo settore ha spesso le idee confuse per quanto riguarda la formazione professionale.
Questa confusione non permette di agire correttamente e a mio avviso, oltre che essere segno di una grave mancanza da parte degli enti formativi presso cui queste persone hanno studiato e costruito la loro formazione professionale, è bene mettere rimedio per poter lavorare in sicurezza e proficuamente.

La confusione generale, non solo presso gli Operatori, è data anche dalla mancanza di una corretta definizione dei nostri lavori a livello delle istituzioni, che va pari passo con la scarsa conoscenza di questo nostro mondo da parte della collettività.
Col termine “olistico” si intendono infatti in modo confuso e tutte assieme, quelle tante attività che hanno a che fare con il benessere e la cura della persona.

 

 

 

Come sappiamo, le differenze ci sono e invece con lo stesso termine si indicano prestazioni con tipi di erogazione diversi (sessioni individuali o di gruppo, se non addirittura a distanza) e con l’impiego di tecniche e discipline anche molto lontane fra loro. Basta pensare all’enorme differenza che passa tra i trattamenti corporei, quelli verbali e quelli energetici, per fare una prima e grossolana distinzione.
Per questi motivi,  non esiste al momento la possibilità di identificare l’operatore con un’attività specifica.

Per trovare una prima forma di riconoscimento giuridico di queste professionisti si deve arrivare alla famosa Legge 4/2013 la quale ha stabilito in estrema sintesi, che un professionista può esercitare una qualsiasi attività purché non invada la sfera di competenza di una professione regolamentata.
La legge dice quindi che, laddove ci siano delle attività attribuite a determinate figure professionali, è necessario possedere i requisiti professionali minimi ed essere iscritti presso l’Albo, il Registro o l’Elenco di riferimento per poterle esercitare.
Tutte le altre vengono definite Professioni non Regolamentate senza entrare nel merito della formazione professionale.

È bene ricordare che questa legge non parla di professioni olistiche bensì di tutte quelle attività che non hanno un Albo professionale o un Registro ufficiale regolamentato con legge statale o regionale.
Ovvero l’intento della L. 4/2013 non è quello di regolare il nostro mondo olistico, bensì di normare tutte le professioni non riconosciute,  le cosiddette, ormai lo abbiamo imparato Professioni non Regolamentate (per farvi un esempio, anche gli amministratori di condominio, le guide escursionistiche, i tributaristi…).

Ecco dunque che nasce la confusione: poiché le discipline “olistiche” sono tante e varie, raggruppate indistintamente e senza nessuna specificazione, si può rischiare di invadere senza saperlo sfere di competenza di Professioni Regolamentate da Albi o Registri, incappando dunque nel rischio di abuso professionale.
Pensiamo ad esempio al caso dei massaggiatori, probabilmente il caso più frequente ed emblematico, che rischiano di invadere la sfera di competenza esclusiva di alcune professioni sanitarie o dell’estetica.

Dal punto di vista fiscale

Una cosa rassicurante è che, dal punto di vista fiscale e contributivo non si presentano grosse particolarità.
I regimi sono quelli agevolati o ordinari validi per tutti i professionisti titolari di partita IVA, con inquadramento contributivo differenziato in base alla specifica attività che si andrà a svolgere e in base alla modalità di svolgimento (organizzata o meno in forma di impresa), pertanto ci si dovrà iscrivere alla gestione separata o commercianti/servizi.

Non esiste un ”Titolo”

Ciò che invece è importante analizzare sono i grossi dubbi che si riscontrano sugli aspetti operativi.
In particolare ci si chiede quale “titolo”, quale “attestato” o quale “monte ore”, insomma quale formazione sia necessaria per esercitare una professione piuttosto che un’altra.
La risposta è che, non trattandosi di professione regolamentata, non esiste un “titolo” ottenibile a conclusione di un qualche percorso formativo accreditato, che attribuisca di diritto e di fatto la possibilità di qualificarsi come “operatore olistico” (o se si vogliono usare dei termini più specifici, shiatsuka, ad esempio, o counselor, riflessologo plantare… tutte professioni che per lo Stato non esistono).
Pertanto c’è totale libertà nel poter esercitare questo tipo di attività: nessun ente di natura pubblica o privata potrà mai sanzionare o vietare l’esercizio della professione perché non si è completato un percorso formativo specifico e/o non si appartenga a qualche Albo, come invece sarebbe il caso di esercizio di professione medica se qualcuno la volesse esercitare senza Laurea e Abilitazione.

L’Attestazione di Qualità Professionale e le Associazioni

Non definendo queste attività, che liquida come abbiamo visto in una sola categoria di ‘Professioni Non Organizzate’, lo Stato prevede però altre opportunità, che è bene indicare per completamento delle informazioni.
Con la Legge 4/2013 riconosce alla collettività la possibilità di creare Associazioni di categoria o professionali, che possono ottenere l’iscrizione ad un Elenco messo a disposizione del MISE, il Ministero dello Sviluppo Economico,
arrivando dunque ad assegnare l’Attestazione di qualità e di qualificazione professionale del servizio erogato, specificando che queste devono avere:

  • un loro codice deontologico
  • un programma formativo codificato
  • un iter di verifica della qualità del servizio erogato (da parte dei suoi Professionisti iscritti), tra cui la Formazione Continua Obbligatoria e l’assicurazione professionale
  • erogare dei servizi minimi per i suoi iscritti, ad esempio lo Sportello Informativo

Ecco che nella nostra professione si inserisce un altro istituto, che se non obbligatorio per esercitare, contribuisce a darne valore, creando ordine e migliorando la tutela del pubblico e dei professionisti. Ne deriva che 

A loro volta, le Associazioni con questi requisiti possono riconoscere Enti Formativi che presentino programmi di formazione aderenti ai loro standard codificati, creando una filiera di riconoscimenti a garanzia della qualità dell’erogazione del servizio.
Diventa dunque possibile per il Professionista che abbia rispettato il percorso formativo previsto dal regolamento dell’Associazione professionale di riferimento e che sia dunque riconosciuto, utilizzarne il nome o il logo nel proprio materiale pubblicitario e informativo, mentre chi ne facesse uso senza averne titolo violerebbe anche in questo caso i principi stabiliti dalla L. 4/2013.
Ho dedicato un altro articolo all’approfondimento di questo tema.

Conclusioni

Per concludere, chi intende avviare un’attività in questo settore non ha l’obbligo di seguire una specifica Formazione Professionale, con un determinato numero di anni, di ore di formazione e con una votazione minima.
L’invito è di non 
lasciarsi fuorviare dalle offerte formative delle “scuole” e “accademie” che promettono l’attribuzione di una qualifica professionale al termine del percorso di formazione, necessaria per lavorare.
Tale riconoscimento ha esclusivamente valore privato e, se può essere necessario per poter utilizzare il nome di un’Associazione, non è in nessun caso necessario per poter esercitare l’attività di lavoro autonomo.

 

Amedeo Zoggia

Commercialista, Operatore Tuinà, Docente della Formazione Professionale per Operatori Olistici di Durga

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